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Saluto a Dan Fante

dan_fanteLo scorso 23 novembre, a Los Angeles, è morto all’età di settantuno anni Dan Fante, figlio del grande John e a sua volta scrittore di talento, nonché persona alla mano, disponibile e profonda.

Di lui mi piace ricordare la trilogia dell’alter ego Bruno Dante, pubblicata in Italia da Marcos y Marcos (Angeli a pezzi, Agganci, Buttarsi), la travolgente carica umana e il forte legame con la terra dei suoi avi. Un sentimento, quest’ultimo, pienamente ricambiato.

Ci mancherà.

22-11-63Ventidue novembre 1963: giusto cinquant’anni fa si verificò il terribile attentato di Dallas, nel quale perse la vita il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Chiunque oltre l’Atlantico ricorda perfettamente quella data, dov’era e che cosa faceva nel momento in cui apprese la tragica notizia. A sottolineare ulteriormente l’importanza di quell’episodio chiave del secondo dopoguerra è stato un romanzo di Stephen King uscito un paio d’anni fa, e intitolato proprio 22/11/’63 (edito in Italia da Sperling & Kupfer).

L’ho letto e apprezzato ormai da tempo, ma oggi mi è tornato alla mente, e immagino non per caso. Vi si narra la storia di Jake Epping, 35enne professore di inglese al liceo di Lisbon Falls, nel Maine, il quale viene messo a conoscenza dal suo amico Al, proprietario di una tavola calda, di un fatto incredibile. Nel negozio, infatti, è localizzato un passaggio spazio-temporale che conduce direttamente negli stessi luoghi del 1958, ossia cinque anni prima della morte di JFK. Al, impossibilitato a farlo direttamente, propone a Jake di tornare indietro nel passato, e trascorrervi cinque anni, fino proprio ad arrivare a quel 22 novembre del 1963, escogitando così un piano per salvare Kennedy e dare al mondo un futuro migliore. Jake, tra mille ovvie titubanze, accetta, e la sua vita di colpo si sposterà in una realtà diversa, oltre mezzo secolo prima.

Messa così, viene naturale l’accostamento alla fantastica saga di Ritorno al Futuro, e in effetti qualche richiamo c’è, come l’immersione nella particolare atmosfera della provincia americana di fine anni Cinquanta e inizio Sessanta (nel film di Zemeckis si tornava nel 1955), amatissima anche dalle nostre parti grazie a fortunate produzioni come Happy Days. Il protagonista si trova però in una situazione ben diversa da quella di Marty McFly: è conscio dell’obiettivo a lungo termine e deciso quindi a costruirsi pian piano un’esistenza in quel mondo che conosceva solo attraverso immagini e filmati d’epoca, ma senza creare squilibri.

Mi fermo qui per non sciuparvi il gusto della lettura, ma il romanzo prenderà pieghe diverse, evolvendo pian piano verso altri temi. Il clima thriller di fondo resterà, ma verranno trattate con assoluta maestria tematiche più profonde e il  centro della narrazione si sposterà più verso una bellissima storia d’amore, e di vita. Un libro che mi è piaciuto molto, e lo dice uno che apprezza l’autore anche per altre sue opere (Stagioni diverse, per dirne una), ma non è mai stato contagiato fino in fondo dalla Kingmania. Qui, però, a mio parere, lo scrittore di Portland ha realizzato uno dei suoi libri migliori e più sentiti, reso indimenticabile da uno splendido finale. E allora, giù il cappello con sincerità.

Non è facile avere otto anni quando intorno a te tutti ne hanno nove. Lo sa bene Federico, amante della geografia, dei robot giapponesi e dei personaggi di Walt Disney. Già da qualche mese frequenta la terza elementare in una scuola della periferia nord di Roma, cercando di tenere il passo dei compagni più grandi di lui. Si troverà ad affrontare temibili feste di compleanno e di carnevale, epiche disfide sportive, stremanti vacanze in camper per l’Europa, e tanto altro ancora. Certo non sarà semplice, ma all’occorrenza si può sempre contare su Supermascìn… Un romanzo sull’infanzia — e non solo — tenero, vivace e a tratti esilarante, ambientato nel pieno dei ruggenti anni Ottanta.

Supermascìn, il mio nuovo romanzo (del quale sopra ho riportato il testo presente nella quarta di copertina), è in vendita cliccando qui. Presto sarà disponibile anche nelle principali librerie on line. È un viaggio nella fanciullezza, con tanti riferimenti alla vita e alla società dell’epoca in cui si svolgono le vicende narrate, dedicato ai ragazzi di oggi e — come si suol dire — a chi ragazzo non è più, ma, sotto sotto, ne conserva intatto lo spirito. A chi fosse interessato, auguro di cuore buona lettura!

Giunge un momento nella vita in cui occorre scegliere se accontentarsi delle letture fin lì effettuate oppure cercare il salto di qualità. Quello verso orizzonti più ampi, verso i grandissimi classici, osservati però da una nuova angolazione, da un punto di vista più maturo e consapevole. Difficile che quest’ultimo sia stato il mio caso, ma, comunque, dopo mille tentennamenti, alcuni mesi or sono, mi sono infine deciso ad affrontare uno dei maggiori capolavori dell’Ottocento, Delitto e Castigo, l’immortale romanzo-fiume scritto da Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

L’autore nacque a Mosca nel 1821 e terminò i suoi giorni a San Pietroburgo sessant’anni più tardi, dopo una vita intensa e difficile. Venne anche condannato a morte dallo zar per aver preso parte a una società segreta con finalità sovversive. Fu poi graziato, ma ricevette la notizia quando si trovava già sul patibolo, una terribile forma di sadismo giudiziario dell’epoca.

Delitto e Castigo fu pubblicato per la prima volta nel 1866. Diviso in sei parti (più l’epilogo), narra le vicende del giovane Rodiòn Romanovič Raskòl’nikov, ex studente di legge, il quale, a Pietroburgo, nel corso di un’afosa estate, medita l’assassinio a scopo di rapina di una vecchia usuraia. Il delitto, in effetti, avverrà, ma vi saranno delle terribili complicazioni, che includeranno la morte di un’innocente. Da lì in poi Raskòl’nikov non riuscirà più a vivere normalmente, ma vivrà un tremendo conflitto interno, rendendosi conto pian piano di quanto fosse debole la giustificazione delle sue azioni. Il suo castigo, più che quello inflittogli dalla legge, sarà l’intima sofferenza da lui patita.

Intorno al protagonista, si muovono parecchi altri personaggi importanti, come la madre Pulcherija Aleksandrovna Raskolnikova, la sorella Avdotja (detta Dunja), il leale amico Razumichin, la dolce Sof’ja Semënovna Marmeladova (detta Sonja), figlia di un ubriacone incontrato da Raskòl’nikov in una bettola all’inizio del romanzo, obbligata a prostituirsi per mantenere la famiglia, e vari altri. A indagare sull’omicidio è il giudice Porfirij Petrovič, una sorta di tenente Colombo ante-litteram, persuaso da subito della colpevolezza del protagonista ma abilissimo nel dissimulare le proprie intenzioni.

Senza dunque scendere troppo nei dettagli, posso dire che Delitto e Castigo è un romanzo sorprendentemente moderno, coinvolgente, dalle tematiche attuali. Non è certo un normale giallo, ma, anzi, il delitto, che avviene dopo non molte pagine, costituisce solo la spinta iniziale per addentrarci nei meandri della condizione umana, con tutti gli annessi e connessi. Non è una lettura facile, richiede tempo e concentrazione, ma, se portata a termine, ripaga di ogni fatica.

Arto Paasilinna è forse lo scrittore finlandese più conosciuto nel mondo. Nato a Kittilä nel 1942, ex guardaboschi, ex giornalista, ex poeta, ha raggiunto un enorme successo in patria, che, per nostra fortuna, ha travalicato i confini della Scandinavia. Il suo romanzo più noto, tradotto in ben quarantasei lingue, è L’anno della lepre. In esso Arto racconta la fuga nella natura del giornalista quarantenne Vatanen, che, dopo aver investito accidentalmente una lepre, se ne prende cura e, sempre in sua compagnia, cerca di sottrarsi agli assurdi ingranaggi del mondo cosiddetto civile. Uscito in Finlandia nel 1975, il libro è arrivato in Italia diciannove anni più tardi grazie alla casa editrice Iperborea, che ha poi curato la traduzione e la pubblicazione di parecchie altre opere. Tra queste ricordo Il bosco delle volpi, Il figlio del dio del tuono, Il mugnaio urlante, I veleni della dolce Linnea, Lo smemorato di Tapiola, Piccoli suicidi tra amici.

Paasilinna ha uno stile inconfondibile, asciutto, puntuale, senza ghirigori. A una lettura superficiale, sembrerebbe limitarsi ad annotare i fatti che avvengono nelle sue storie come farebbe un cronista scrupoloso ma non troppo interessato alla forma letteraria. È, però, proprio il contrasto tra lo stile essenziale e le situazioni narrate a creare un mix irresistibile di humour e poesia, che tiene incollati alle pagine tra sorrisi e suggestioni. Per noi lettori italiani, le sue opere costituiscono inoltre una fantastica opportunità per approfondire la conoscenza con gli usi, i costumi e le splendide ambientazioni del Nord Europa e, in special modo, della Lapponia.

Ecco a voi la colonna sonora ufficiale di Babbobecco. Quelli riportati qui sotto sono tutti brani citati in modo diretto o indiretto nel romanzo. Si tratta di una tracklist assai eterogenea, che vede rappresentati vari generi musicali. Quattro sono i pezzi italiani, tre dei quali realizzati da cantautori peraltro molto diversi tra loro (il pop melodico di Luca Carboni, il rock di Vasco Rossi e il blues di Zucchero) e l’altro da una delle band più innovative degli ultimi anni, i Bluvertigo.

Sei i brani in lingua inglese, tra cui spiccano capolavori come More Than This dei Roxy Music, The Lady Is A Tramp di Frank Sinatra e Scarborough Fair di Simon & Garfunkel. La presenza della comunque valida Belinda Carlisle, dei Backstreet Boys e soprattutto di Madonna, al di là del valore dei brani, è legata più che altro ad alcuni particolari episodi delle movimentate vicende di Stefano. Prima di chiudere, a scanso di equivoci, preciso che la Babbobecco Original Soundtrack è un album soltanto virtuale: non lo troverete in vendita da nessuna parte!

 

Babbobecco Original Soundtrack

  1. Backstreet Boys – I Want It That Way
  2. Belinda Carlisle – Vision Of You
  3. Bluvertigo – Fuori Dal Tempo
  4. Frank Sinatra – The Lady Is A Tramp
  5. Luca Carboni – Mare Mare
  6. Madonna – Like A Virgin
  7. Roxy Music – More Than This
  8. Simon & Garfunkel – Scarborough Fair
  9. Vasco Rossi – Vita Spericolata
  10. Zucchero Sugar Fornaciari – Diavolo In Me

A pag. 128 di Babbobecco appare un esplicito riferimento alle tentazioni del suolo, cui il protagonista Stefano si propone candidamente di resistere. Si tratta di una citazione del testo di Diavolo in me, celebre brano che Zucchero Sugar Fornaciari lanciò sul finire degli anni Ottanta. Per la precisione era il mese di giugno del 1989 quando uscì il nuovo attesissimo lavoro dell’artista emiliano, dal titolo, con assonanza biblica, Oro incenso & birra. Dopo lo strepitoso successo riscosso nel 1987 con Blue’s, Zucchero era chiamato a una difficile riconferma su quei livelli e vi riuscì in pieno, tanto che in Italia l’album risultò il più venduto in assoluto dell’intera annata.

Lanciato dal singolo Overdose (d’amore), Oro incenso & birra conteneva una tracklist davvero di prim’ordine con tutti pezzi di grande impatto: da Nice (Nietzsche) che dice a Il mare impetuoso al tramonto salì sulla luna e dietro una tendina di stelle…, da Madre dolcissima a Iruben me, da A wonderful world alla splendida Diamante, scritta in collaborazione con Francesco De Gregori. Da ricordare anche il contributo di Ennio Morricone in Libera l’amore e le partecipazioni di Rufus Thomas ed Eric Clapton. Insomma, si tratta dell’ellepì che lanciò definitivamente il bluesman originario di Roncocesi nell’Olimpo della musica nostrana.

Diavolo in me, aperto da un sermone di Arthur Miles sulle note di un organo da chiesa, è un brano ironico e sensuale, dal ritmo veloce e coinvolgente. Sugar dichiara una volta di più il suo amore incondizionato verso il mondo femminile, che scatena il suo lato luciferino e animalesco, almeno secondo certi canoni legati alla tradizione. Il tono era birichino, la musica trascinante, Zucchero al suo meglio, peccato solo che gli anni Ottanta stessero per finire!