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Archive for luglio 2009

HornbyFra i miei scrittori preferiti, almeno fino a qualche tempo fa, non posso certo dimenticare di menzionare Nick Hornby. Nato a Redhill, in Inghilterra, nel 1957, Hornby vive a Highbury, un quartiere situato nella zona settentrionale di Londra. Proprio nelle vicinanze di casa sua gioca le partite casalinghe l’Arsenal, cui Nick ha dedicato il suo primo romanzo, uscito nel 1992, Febbre a 90°, sorta di ironica storia autobiografica della sua vita, colta attraverso gli impegni calcistici della sua squadra del cuore.

Ottenuto un buon successo con il primo libro, Hornby è arrivato alla definitiva consacrazione con il suo secondo lavoro, Alta Fedeltà, edito nel 1995, le vicende normali raccontate in modo straordinario di un trentacinquenne proprietario di un modestissimo negozietto di dischi londinese, alle prese con l’amore, l’amicizia, la passione per la musica e la ben scarsa voglia di crescere e assumersi fino in fondo delle responsabilità.

Da allora, ogni sua nuova uscita è stata attesa e salutata come un evento: da Un ragazzo (1998) a Come diventare buoni (2002), da 31 canzoni (2003) a Non buttiamoci giù (2005), fino a Tutto per una ragazza (2008), senza scordare la raccolta di racconti sul calcio Il mio anno preferito, da lui curata alla metà degli anni Novanta, ma arrivata in Italia solo nel 2006. Dai suoi primi tre romanzi, fra l’altro, sono state tratte altrettante versioni cinematografiche.

Hornby racconta le sue storie in modo divertente, particolarmente vero, sempre con una punta d’amara ironia, coinvolgendo i lettori e provocandone spesso l’immedesimazione. I romanzi da lui scritti, a mio modo di vedere soprattutto i primi due, sono indubbiamente da annoverare fra le pietre miliari della letteratura emersa negli ultimi anni.

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fanteCome ogni romanzo, anche Babbobecco risente dell’influenza degli scritti di alcuni autori, ha dunque più di un… babbo. Fra questi, mi piace iniziare con il citare John Fante.

Lo scrittore americano di origine italiana (il padre Nick, come ben sa ogni lettore, proveniva da Torricella Peligna, in Abruzzo, e anche la madre Maria, pur nata negli States, era di famiglia nostrana) è stato al centro, negli ultimi anni, di un grande rilancio, iniziato quando era ancora in vita grazie al sostegno di Charles Bukowski e proseguito sempre più dopo la sua morte, avvenuta nel 1983 all’età di 74 anni.

Fante esordì piuttosto giovane, a partire dalla seconda metà degli anni Trenta, con due romanzi, Aspetta primavera, Bandini e Chiedi alla polvere, e la raccolta di racconti Dago Red. In seguito, lavorò a lungo come sceneggiatore per Hollywood e dintorni, sprecando forse il suo talento in produzioni che non lo meritavano.

Dopo il folgorante debutto, Fante non pubblicò più nulla fino al 1952, quando riscosse un buon successo con Full of life, da cui fu tratto anche un film da lui sceneggiato. Poi, la pausa più lunga: ben venticinque anni senza dare alla stampa nulla, interrotta nel 1977 da quel capolavoro della maturità che è La confraternita dell’uva. Poco prima della scomparsa, ormai in pessime condizioni di salute, dettò alla moglie Joyce Sogni di Bunker Hill, uscito nel 1982.

Le sue opere edite in vita sono tutte qui. Per fortuna, sono uscite postume autentiche gemme come La strada per Los Angeles (prima del ciclo di quattro avventure di Arturo Bandini, scritta in realtà nel 1936), Un anno terribile, A ovest di Roma e altri racconti. Ormai Fante gode di uno stuolo di ammiratori a dir poco sterminato, tra i quali mi pregio di figurare. Ironia, freschezza, energia, spontaneità, passione, verità, leggerezza e profondità al tempo stesso: grazie a tali caratteristiche, difficilmente la sua opera potrà essere dimenticata.

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