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Archive for febbraio 2010

Jonathan Coe è un autore di cui, negli anni scorsi, ho letto parecchie opere. Nato a Birmingham nel 1961, è uno dei giovani scrittori inglesi più popolari. Il suo romanzo che preferisco è La banda dei brocchi (uscito nel 2001, titolo originale The Rotters’ Club), nel quale sono raccontate le vicende di Benjamin Trotter, adolescente negli anni Settanta, della sua famiglia e dei suoi amici. Un libro corale, ma sempre con Benjamin al centro di tutto, che ripercorre un difficile periodo della storia europea, con una forte attenzione al lato sociale e una certa amarezza di fondo, pur mitigata dall’ironia.

La banda dei brocchi ha un seguito, il validissimo Circolo Chiuso (del 2004), nel quale i personaggi vengono ripresi oltre vent’anni più tardi e alcune storie lasciate in sospeso nel primo libro vengono approfondite, giungendo a conclusione. Mi piace citare anche La famiglia Winshaw (del 1994), altra opera corale di largo respiro, e La casa del sonno (1997), che forse è il suo romanzo che ho gradito maggiormente, se si esclude la saga dei Trotter.

Da ricordare che lo scrittore britannico, vincitore di parecchi premi letterari, ha realizzato anche le biografie di due grandi attori del Novecento, Humphrey Bogart e James Stewart.

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[…] Faceva molto caldo, per cui viaggiavamo con i finestrini completamente abbassati, io al posto di guida e lui accanto. A fare da sottofondo era la mia autoradio, nella quale avevo messo su un vecchio nastro di Luca Carboni, che mi aveva doppiato proprio Manlio come ricordo di un altro campeggio insieme, l’anno prima che conoscessi Francesca.

– Eh, ti ricordi quando sentivamo questa? – sorrise Manlio.

Mare mare mare, cosa son venuto a fare se non ci sei tu… – cantai, insieme alla musicassetta. – Era un po’ la nostra storia. […]

(da Babbobecco, pag. 79)

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Knut Hamsun è una mia scoperta recente, cui mi sono avvicinato grazie alle suggestioni indottemi da John Fante, che l’ha sempre indicato come sua indiscutibile fonte d’ispirazione. Lo scrittore norvegese, all’anagrafe Knut Pedersen, nacque a Vågå nel 1859 e fu insignito nel 1920 del Premio Nobel per la letteratura. Morì a Nørholm nel 1952.

La sua opera più famosa è probabilmente Fame, romanzo datato 1890, uscito dunque ben centoventi anni fa, quando l’autore era poco più che trentenne. Le vicende del protagonista, un aspirante scrittore e giornalista decisamente squattrinato alle prese con il difficile mestiere di sopravvivere alla fame, sono raccontate con un linguaggio apparentemente semplice e scorrevole, ma in realtà molto profondo. Memorabili alcuni passaggi, su tutti quelli con “Ylajali”. Un libro assai coinvolgente, che ha ispirato generazioni di scrittori successivi, a partire, come scrivevo, da John Fante, che qui trovò le naturali radici del suo fantastico Arturo Bandini.

Fra le altre opere di Hamsun, ricordo Pan (del 1894), Victoria (1898), Un vagabondo suona in sordina e altri (1909). In tutti i suoi scritti, emerge l’incanto di una natura selvaggia e incontaminata, lontana dalla società cittadina e borghese, nell’amara convinzione che la vita sia dominata da un fato indifferente alla felicità umana.

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