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Archive for novembre 2010

Di Haruki Murakami (o Murakami Haruki, per dirla all’asiatica) ho già parlato in un post oltre un anno fa. Di recente, però, ho letto il suo romanzo Kafka sulla spiaggia e mi è venuta naturale qualche ulteriore riflessione. Prima di tutto, due parole sulla trama, che, come sempre nel caso di questo autore, saranno ben poco indicative dell’opera. Il libro narra le vicende di due protagonisti, a capitoli alternati: il quindicenne Tamura Kafka, fuggito di casa con sul groppone una terribile profezia, e l’anziano Nakata, vittima, da bambino, di un trauma che ne ha limitato le capacità cognitive, ma in grado di parlare con i gatti e capace di imprevedibili lampi che ne rivelano la profonda sensibilità. Le storie procedono in parallelo, finché, inevitabilmente, non arriveranno a sfiorarsi.

Si tratta di un romanzo molto intenso, dentro il quale è facile immergersi e perdersi, staccando completamente la spina dalla realtà circostante. In tutto sono oltre cinquecento pagine, ma scorrono senza problemi. Ecco, mi sembra che il grande artista giapponese dia il meglio di sé quando può esprimersi liberamente, al di là di uno spazio circoscritto come può essere il racconto. Ho letto anche suoi scritti più brevi inclusi in raccolte, ma, al di là di qualche eccezione, non mi sono parsi fino in fondo all’altezza dei romanzi. Murakami necessita di poter spaziare a suo piacimento senza vincoli di alcun tipo, costruendo personaggi e storie con quel suo gusto particolarissimo, che lo porta a sviluppare trame intricate, contorte, a tratti assurde, al limite dell’onirico e anche oltre.

Nell’immagine qui sopra potete vedere la copertina dell’edizione spagnola di Kafka sulla spiaggia, dal titolo Kafka en la orilla: lungi da me lanciarmi in paragoni improponibili, ma l’ho inserita perché, curiosamente, almeno nello stile grafico e nei colori, ricorda parecchio quella di Babbobecco!

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A pag. 33 di Babbobecco appare una citazione – in verità, assai curiosa nei termini, ma occorre considerarne il contesto e il personaggio che sta parlando – di Like A Virgin, uno dei primissimi successi di Madonna. La controversa pop-singer di origine italiana è sulla breccia da oltre un quarto di secolo grazie soprattutto a eccezionali doti di marketing, che le permettono di far passare in secondo piano doti vocali e artistiche non esattamente di prim’ordine.

Miss Ciccone diede prova della sua abilità nel saper creare scandali ad arte già nel 1984, anno in cui uscì questo singolo, dal quale prese il titolo anche un intero album. Scritto da Billy Steinberg e Tom Kelly, il brano fece subito scalpore per le esplicite allusioni sessuali incluse nel testo e per un videoclip, interamente girato a Venezia, nel quale la popstar assumeva movenze provocanti vestita in abito bianco da sposa (con tanto di immagini che ritraevano croci e vari simboli cattolici).

Like A Virgin, pezzo orecchiabile e radiofonico, di impatto immediato, scalò le classifiche di mezzo mondo, lanciando Madonna alla ribalta in modo definitivo. La cantante avrebbe trovato il modo di far parlare di sé ancora a lungo, divenendo nel corso del tempo un punto di riferimento anche per parte delle generazioni più giovani.

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