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Archive for gennaio 2011

Pubblico qui un estratto da Babbobecco. L’episodio si svolge di lunedì mattina all’interno di una banca, dove il protagonista Stefano si è recato per ritirare del denaro dal suo conto. L’operazione sarà destinata ad andare per le lunghe…

[…] Appena entrato, spinsi il pulsante e ritirai il foglietto che indicava il numero della fila assegnatomi. Si trattava del 78: in quel momento, erano attivi due sportelli su cinque e stavano occupandosi del numero 39. Rassegnato a una lunga attesa, rimasi in piedi, defilato, appoggiandomi alla parete opposta a quella dove venivano serviti i clienti. Dietro al vetro divisorio, potevo scorgere chiaramente alcuni impiegati parlare fra loro, ridere e scherzare senza curarsi minimamente della massa di gente che attendeva solo un loro cenno per sbrigare la sua pratica. Non fui il solo a notare la cosa e nel locale iniziò a serpeggiare un evidente malumore. La situazione degenerò quando entrò il ragazzo del bar vicino con in mano un vassoio su cui erano poggiate otto tazzine di caffè. Subito una donna in tailleur sulla quarantina, che non stava facendo nulla se non chiacchierare con una collega, esclamò:

–          Hey, Carmen, vieni, che è il momento della pausa!

Immediatamente fu chiaro che Carmen era una dei due impiegati che in quel momento stavano allo sportello. La donna, che aveva appena finito di servire un cliente, si alzò noncurante, allontanandosi per andare a sorseggiare il caffè assieme agli altri. Si sistemò comoda su un divanetto e propose ai colleghi riuniti una sorta di giocoso brindisi, innalzando nella loro direzione la sua tazza, che, discendendo, tintinnò allegramente contro il piattino. In banca erano presenti circa quaranta persone e ora rimaneva attivo un solo sportello. Era troppo. Un uomo anziano e minuto, con radi capelli bianchi e occhiali spessi, dal piglio molto combattivo, si alzò da un seggiolino in prima fila e cominciò a urlare.

–          Adesso basta! È una vergogna!

Notai che aveva il numero 50. Intanto il display luminoso centrale era arrivato al 42.

–          Sono qui da due ore! – proseguì. – Non è possibile una cosa del genere!

Le sue grida erano accompagnate da un assordante brusio di sottofondo. Una signora sulla sessantina, fianchi larghi e seno orgogliosamente prosperoso che spuntava da sotto la camicetta bianca con gli ultimi tre bottoni sganciati, provò ad andargli dietro.

–          Ha ragione! – esclamò. – È un’indecenza! Noi qui ad aspettare e quelli che se la prendono comoda là dietro! È uno schifo!

–          È vero! – ribadì una donna, più o meno coetanea dell’altra, ma dalle curve meno pronunciate. – Non si possono accettare comportamenti del genere!

Richiamato dal frastuono, il direttore della filiale si affacciò sulla soglia del suo ufficio. Avrà avuto quarantacinque anni, indossava ovviamente giacca e cravatta di un certo pregio. Perfettamente rasato, portava i capelli scuri corti pettinati con precisione millimetrica all’indietro: nemmeno un ciuffo o una minuscola ciocca apparivano fuori posto.

–          Che succede qui? – domandò ad alta voce, con tono severo e indignato. […]

(da Babbobecco, pag. 96)

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A pag. 23 di Babbobecco viene citata la cantante statunitense Belinda Carlisle. Nata a Hollywood nel 1958, si è affermata giovanissima come componente delle Go-Go’s, la prima rock band tutta femminile di grande successo, e poi, a partire dalla metà degli anni Ottanta, come solista, interprete di un pop orecchiabile e raffinato.

Il suo brano di maggior successo è indubbiamente Heaven is a place on Earth, ma qui, per l’ideale colonna sonora del romanzo, preferisco scegliere Vision of you, una ballata romantica inclusa nell’album Runaway Horses del 1989 (che contiene anche, tra gli altri pezzi, Leave A Light On e Summer Rain) e uscita come singolo l’anno successivo.

In questa canzone, la bella Belinda si rivolge al suo innamorato, sussurrandogli parole calde e suadenti. “Nobody’s touch feels like your touch / Nobody gets to me that much / Nobody’s kiss moves me inside / And I have no place left to hide / Tell me what can I do ? / I have a vision of you”.

Nel romanzo, è il personaggio di Antonella a rievocare, con rabbia e malinconia, episodi di qualche anno prima (le vicende, lo ricordo, si svolgono nel 1999), quando c’era chi la paragonava, in un certo senso, alla brava e sexy pop singer californiana.

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