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Posts Tagged ‘john fante’

dan_fanteLo scorso 23 novembre, a Los Angeles, è morto all’età di settantuno anni Dan Fante, figlio del grande John e a sua volta scrittore di talento, nonché persona alla mano, disponibile e profonda.

Di lui mi piace ricordare la trilogia dell’alter ego Bruno Dante, pubblicata in Italia da Marcos y Marcos (Angeli a pezzi, Agganci, Buttarsi), la travolgente carica umana e il forte legame con la terra dei suoi avi. Un sentimento, quest’ultimo, pienamente ricambiato.

Ci mancherà.

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Torricella Peligna è il nome di una località densa di significato per ogni appassionato lettore dell’opera di John Fante. Qui, a novecentouno metri di altitudine sulle montagne abruzzesi, nacque il padre del grande scrittore italoamericano, protagonista di tante pagine straordinarie nei suoi romanzi e racconti, come, per citarne un paio, La confraternita dell’uva e Full of life. Nel 1901, all’incirca ventenne, Nick Fante partì in cerca di fortuna per gli States, dove, otto anni più tardi, a Denver, nel Colorado, sarebbe nato John.

Ogni estate, fin dal 2006, Torricella Peligna dedica al suo più illustre concittadino – almeno quanto a origini – il Festival letterario Il Dio di mio padre. Dal 19 al 21 agosto è andata in scena la sesta edizione, che ha visto, come sempre, la partecipazione di Dan e Victoria, figli di John. L’opportunità di rendere omaggio al mio autore preferito, il primo cui ho dedicato uno spazio all’apertura di questo blog, era ghiotta e irrinunciabile.

Ho davvero apprezzato la struttura del Festival, curata fin nei dettagli. Nel corso dei giorni si sono succeduti appuntamenti di vario tipo, come presentazioni di libri (tra cui Come vendere un milione di copie e vivere felici di Antonio D’Orrico), proiezioni di film legati a John Fante, la lectio magistralis del filosofo Gianni Vattimo, il concerto del jazzista Enrico Rava, dibattiti e contest letterari, fino al coinvolgente reading conclusivo di Dan Fante e Domenico Galasso. Insomma, ce n’è stato per ogni gusto, e tutto molto ben riuscito.

Con l’occasione ho voluto donare alla Mediateca John Fante, teatro di quasi tutti gli eventi in programma, una copia di Babbobecco. Per me, lo dico sinceramente, è stato un onore mettere il mio romanzo a disposizione degli utenti di Torricella Peligna e dintorni, in un luogo culturale dedicato all’alter ego di Arturo Bandini e Dominic Molise. Non posso che rinnovare i complimenti all’organizzazione del Festival e mandare un caloroso abbraccio a tutti i fan di John Fante che si sono riuniti con gioia in provincia di Chieti!

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Knut Hamsun è una mia scoperta recente, cui mi sono avvicinato grazie alle suggestioni indottemi da John Fante, che l’ha sempre indicato come sua indiscutibile fonte d’ispirazione. Lo scrittore norvegese, all’anagrafe Knut Pedersen, nacque a Vågå nel 1859 e fu insignito nel 1920 del Premio Nobel per la letteratura. Morì a Nørholm nel 1952.

La sua opera più famosa è probabilmente Fame, romanzo datato 1890, uscito dunque ben centoventi anni fa, quando l’autore era poco più che trentenne. Le vicende del protagonista, un aspirante scrittore e giornalista decisamente squattrinato alle prese con il difficile mestiere di sopravvivere alla fame, sono raccontate con un linguaggio apparentemente semplice e scorrevole, ma in realtà molto profondo. Memorabili alcuni passaggi, su tutti quelli con “Ylajali”. Un libro assai coinvolgente, che ha ispirato generazioni di scrittori successivi, a partire, come scrivevo, da John Fante, che qui trovò le naturali radici del suo fantastico Arturo Bandini.

Fra le altre opere di Hamsun, ricordo Pan (del 1894), Victoria (1898), Un vagabondo suona in sordina e altri (1909). In tutti i suoi scritti, emerge l’incanto di una natura selvaggia e incontaminata, lontana dalla società cittadina e borghese, nell’amara convinzione che la vita sia dominata da un fato indifferente alla felicità umana.

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fanteCome ogni romanzo, anche Babbobecco risente dell’influenza degli scritti di alcuni autori, ha dunque più di un… babbo. Fra questi, mi piace iniziare con il citare John Fante.

Lo scrittore americano di origine italiana (il padre Nick, come ben sa ogni lettore, proveniva da Torricella Peligna, in Abruzzo, e anche la madre Maria, pur nata negli States, era di famiglia nostrana) è stato al centro, negli ultimi anni, di un grande rilancio, iniziato quando era ancora in vita grazie al sostegno di Charles Bukowski e proseguito sempre più dopo la sua morte, avvenuta nel 1983 all’età di 74 anni.

Fante esordì piuttosto giovane, a partire dalla seconda metà degli anni Trenta, con due romanzi, Aspetta primavera, Bandini e Chiedi alla polvere, e la raccolta di racconti Dago Red. In seguito, lavorò a lungo come sceneggiatore per Hollywood e dintorni, sprecando forse il suo talento in produzioni che non lo meritavano.

Dopo il folgorante debutto, Fante non pubblicò più nulla fino al 1952, quando riscosse un buon successo con Full of life, da cui fu tratto anche un film da lui sceneggiato. Poi, la pausa più lunga: ben venticinque anni senza dare alla stampa nulla, interrotta nel 1977 da quel capolavoro della maturità che è La confraternita dell’uva. Poco prima della scomparsa, ormai in pessime condizioni di salute, dettò alla moglie Joyce Sogni di Bunker Hill, uscito nel 1982.

Le sue opere edite in vita sono tutte qui. Per fortuna, sono uscite postume autentiche gemme come La strada per Los Angeles (prima del ciclo di quattro avventure di Arturo Bandini, scritta in realtà nel 1936), Un anno terribile, A ovest di Roma e altri racconti. Ormai Fante gode di uno stuolo di ammiratori a dir poco sterminato, tra i quali mi pregio di figurare. Ironia, freschezza, energia, spontaneità, passione, verità, leggerezza e profondità al tempo stesso: grazie a tali caratteristiche, difficilmente la sua opera potrà essere dimenticata.

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